Forum dei Movimenti per L'Acqua

Riva del Garda 22/3 - 5 scuole per l'acqua

acqua di tuttiOggi, 22 marzo, nella giornata mondiale dell’acqua,  l’ennesima ondata di attentati e violenze insanguina Bruxelles, l’Europa, il Pianeta: in un mondo che brucia gettiamo Acqua “pubblica” per spegnere i conflitti.

Le decine di vittime di oggi all’aeroporto e metropolitana  della città simbolo dell’Europa disunita si sommano a quelle prodotte da guerre e conflitti nella striscia di Gaza, in Siria, in Iraq, Afganistan, Colombia, Messico e in altri Paesi in cui si è acutizzata la lotta per l’accaparramento delle risorse: terra, minerali, risorse energetiche, biodiversità, e in particolare l’acqua.

Per l’acqua, insieme al controllo delle ultime riserve fossili, si alimentano i conflitti “simbolo” dei nostri giorni: la guerra Israelo-Palestinese per contendersi le risorse del fiume Giordano; Turchia, Siria ed Iraq per il controllo del Tigri e l’Eufrate; Cina, Nepal, India e Bangladesh litigano si contendono i fiumi che sgorgano dall’Himalaya.

L’acqua è il petrolio del terzo millennio, non solo perché è una risorsa fondamentale, quanto scarsa, e lo sarà sempre di più nei prossimi anni, ma anche perché il controllo dei corsi d’acqua permette anche la costruzione di imponenti dighe funzionali al sistema economico-energetico che finanziarizza risorse, devasta territori, produce disuguaglianze sociali,  e alimenta conflitti e violenze che ingoiano il mondo.

Il continente latinoamericano è luogo idrogeologico per eccellenza in cui alla realizzazione delle grandi dighe si contrappongono straordinarie prove di resistenza di comunità locali e internazionali.

Risale ad una anno fa la grande vittoria dei movimenti  “Patagonia sin represa” contro la costruzione di cinque mega dighe in Patagonia, due sul fiume Baker, tre sul fiume Pascua;

Da qualche mese i movimenti colombiani “Assoquinìmbo” e “Rios Vivos” hanno ottenuto la sospensione dei lavori per la costruzione della mega diga di El Quimbo progettata da Enel su fiume Magdalena.

Tanti ancora sono i conflitti in corso. Basta ricordare in Brasile le due dighe crollate nel Minas Gerais lo scorso novembre,  o quelle ancora in costruzione sul fiume Xingu l’imponente diga Belo Monte  e delle dighe sui fiumi Madeira e Tapajós, tutte nel cuore della foresta amazzonica.

In Honduras, Berta Caceres  il 2 marzo è stata assassinata  per aver difeso il Rio Gualcarque, minacciato dalla costruzione di una diga fra le più grandi al mondo,  il complesso idroelettrico Agua Zarca, finanziato da capitali europei, cinesi e dalla Banca Mondiale.

Ma “acqua” significa anche disputa tra gli Stati: Argentina e Uruguay hanno portato alla Corte internazionale di giustizia per il controllo del Rio de la Plata. Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay si contendono le preziose riserve  dell’acquifero del Guarani. Messico e Stati Uniti si contendono  i diritti sul Rio Grande e il Colorado.

E il fenomeno conflittuale si amplia a livello globale.

In Asia centrale, Tagikistan e Turkmenistan costruiscono enormi infrastrutture sui corsi d’acqua che minacciano i Paesi a valle, come l’Uzbekistan.

Sul Nilo si accendono forti tensioni ora che l’Etiopia sta innalzando la Grande Diga della Rinascita, che potrebbe cambiare il destino economico del Paese ma anche la portata del fiume in Egitto.

La Turchia progetta dighe immense sull’Eufrate a spese di ciò che rimane della Siria e dell’Iraq

E poi c’è la Cina, che va assumendo un ruolo di leadership anche nella gestione delle acque internazionali. Tutti i fiumi del Sud-est asiatico originano in Cina, «oro blu» da cui dipendono 1,5 miliardi di persone, fuori dalla Repubblica popolare. Un caso esemplare è quello della diga che la Cina sta costruendo sul fiume Mekong che percorre ben sei Paesi: quattro Stati a valle – Thailandia, Cambogia, Laos e Vietnam.

L’acqua  “materia prima” è quindi motivo di conflitto: risorsa rara da contendersi e accaparrarsi con tutti i mezzi, diplomatici e violenti.

Ma l’Acqua Bene Comune, quella voluta nel 2000 in Bolivia dal popolo boliviano con la Guerra dell’acqua di Cochabamba, e ribadito da 27 milioni di italiane/i con il Referendum del 2011, è di tutti e di nessuno;

è cooperazione tra i popoli; sussidiarietà tra i territori; solidarietà tra le comunità.

E in Italia gli esiti del Referendum vinto rimangono ancora inevasi. La legge di iniziativa popolare presentata in Parlamento per la prima volta nel 2007 è stata storpiata dalla commissione parlamentare. Entro la fine di marzo andrà al voto alla Camera. Ma senza le firme del Forum dei movimenti per l’acqua che ormai la considera carta straccia. E a giugno i decreti attuativi del Testo unico dei sevizi pubblici locali (Decreto Madia) riproporranno una nuova ondata di privatizzazioni, acqua compresa. E il conflitto continua.

E allora ripubblicizziamo l’acqua, come è avvenuto per  325 imprese nel mondo, da Giacarta a Parigi, in 37 Paesi. Rendiamola accessibile a tutte/i e gestiamola collettivamente, in modo sostenibile, con spirito comunitario. Così getteremo acqua in un mondo bruciato dal fuoco.

Yaku è oggi al Liceo Maffei di Riva del Garda e al Rosmini di Rovereto con i percorsi sostenuti dalla Provincia Autonoma di Trento “Cinque scuole per l’acqua”. Sabato 19 marzo è stata a Mezzolcorona nell’incontro  “Un mare in una goccia”organizzato dal GruppoArte Mezzocorona e sarà presente all’incontro con Padre Zanotelli il 29 marzo a Rovereto.

Maggiori informazioni su yaku.eu

22 marzo 2016

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volantino Acqua pubblica2018