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Toscana - La legge è uguale per tutti?

cartella-esattorialeL’ITALIA DELL’ILLEGALITÀ. DEPURAZIONE E RIMBORSI: LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI?

Quando è in debito il cittadino, se non paga subito la bolletta, gli si toglie l’acqua, quando è in debito il gestore, rimborsa quando e quanto vuole, solo se il cittadino ne fa richiesta: e fa pagare agli altri utenti

PISTOIA. Questo è emerso dalla seduta del Consiglio Comunale di Pistoia di lunedì 20 gennaio riguardo ai rimborsi sulla depurazione dovuti da Publiacqua a migliaia di utenti che non usufruiscono del servizio.

Intanto è bene chiarire che la sentenza della Corte Costituzionale n. 335 del 2008 ha dichiarato l’incostituzionalità del pagamento della tariffa di depurazione in assenza o anche per temporanea inattività dell’impianto di depurazione.

Eppure un numero assai consistente di utenti sono stati costretti a pagare il servizio idrico integrato, cioè anche fognatura e depurazione, senza usufruire del servizio stesso nonostante la suddetta sentenza. Che nome vogliamo dare a questo comportamento del gestore? Truffa, appropriazione indebita?

Nel 2009 la legge n. 13 ha attenuato gli effetti della sentenza costringendo i cittadini a pagare la quota di depurazione semplicemente in presenza di un progetto in merito presentato dai gestori. Unico obbligo per questi ultimi è di aggiornare gli utenti sullo stato di avanzamento dei lavori.

Ma Publiacqua intasca i soldi e non rispetta gli obblighi di legge.

Come non bastasse i nostri cari Sindaci, soci nelle aziende dell’acqua, nel 2010 hanno deliberato (delibera ATO 3 n. 14/2010) che per gli anni precedenti il 2008 debbano valere retroattivamente i progetti inerenti la depurazione. Perciò la tariffa pagata è considerata legittima e in tal modo si elimina quel periodo dall’obbligo del rimborso. Rimborso che diventa automaticamente una truffa.

Esistono centri che attendono l’allacciamento del collettore fognario al depuratore da oltre 10 anni e che avranno poco o niente dalla restituzione della depurazione grazie alla delibera dell’ATO 3. Eppure non hanno visto neppure una comunicazione né un passo avanti nei progetti. Costretti a pagare da 10 anni quello che Publiacqua non ha fatto.

Ecco perché il rimborso deve invece riguardare tutti gli anni in cui il gestore ha riscosso quote non dovute e quindi non solo 5 anni come racconta Publiacqua. Si ricorda che Nuove Acque spa è stata più volte sanzionata dal Giudice di Pace di Arezzo (sentenze 331, 341, 342, 343, 344/2013) proprio per aver limitato la restituzione agli ultimi 5 anni.

Inoltre si scoraggia chiunque abbia diritto al rimborso della quota di depurazione, rendendolo complesso, cavilloso e difficile da ottenere. Nonostante la Giunta Regionale della Toscana si fosse impegnata a far garantire una restituzione equa e diretta da parte dei gestori (mozione n° 418/2012), in realtà gli utenti devono di propria iniziativa andare sul sito di Publiacqua per farne richiesta. Come se tutti i cittadini, compresi gli anziani, abbiano e sappiano usare un computer. Senza considerare poi che a chi abita in aperta campagna, e sicuramente non usufruisce del servizio, il sito risponde che nulla è dovuto.

Ma grave è soprattutto che le Amministrazioni comunali non siano in grado di tutelare gli interessi dei cittadini di fronte alla forza dei gestori privati del servizio idrico e delle banche che li sostengono. Viene spontaneo pensare che i Comuni, essendo loro stessi soci di quelle gestioni, entrino in conflitto d’interessi, e ogni volta ne escano semplicemente approvando e favorendo l’interesse e il profitto dell’azienda.

Il colmo si è comunque raggiunto quando nell’ultimo Consiglio Comunale pistoiese si è arrivati a stabilire che a rendere i soldi ai cittadini che non usufruiscono della depurazione toccherà agli altri utenti attraverso l’aumento delle bollette. Gli azionisti di Publiacqua, che si sono messi in tasca un sacco di utili a danno della gente onesta, possono così dormire tranquilli.

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