Forum dei Movimenti per L'Acqua

Piacenza, è ancora possibile attuare il referendum, ma serve un cambio di rotta

Comitato_PiacenzaComunicato stampa

Con il Consiglio Comunale di Piacenza di lunedì 10 febbraio, si è conclusa l'approvazione del Protocollo riguardante l'avvio di un progetto di fattibilità sulla costituzione di una Spa mista per la gestione di acqua e rifiuti della provincia.

La seduta ha visto la partecipazione di almeno una cinquantina di cittadini che hanno risposto al nostro appello a mobilitarsi in difesa dell'esito referendario, diversi dei quali sono rimasti per tutta la durata del consiglio, dalle 16 alle 22. Una partecipazione che si è vista raramente in consiglio, ma forse questo ed altro, come vedremo di seguito, è sfuggito alla segreteria provinciale del PD che in una nota ci accusa di essere autoreferenziali e di non rappresentare i cittadini.

 

Abbiamo apprezzato gli interventi a difesa dell' esito referendario di Rifondazione e IDV (che all'interno della maggioranza hanno votato contro al Protocollo) così come quelli del 5 stelle. Anche dal centrodestra sono arrivate critiche condivisibili (che speriamo vengano inoltrate al Presidente Trespidi). PD e liste
civiche collegate hanno invece votato a favore in modo compatto (non sappiamo fino a che punto questo rappresenti un valore), anche grazie ad alcuni odg "correttivi" proposti dal PD stesso, tra cui il più significativo impegna il sindaco e la giunta a chiedere la redazione di un progetto di fattibilità anche sull'ipotesi "in house", da affiancare a quello della Spa mista. Richiesta che come Comitati per l'acqua pubblica di Piacenza e della Val d'Arda, avevamo già avanzato, insieme a diverse associazioni del territorio provinciale, e che speriamo venga effettivamente concretizzata, altrimenti l’odg avrebbe solo aiutato a far approvare il Protocollo.

I maggiori rappresentanti della politica locale sostengono che l'iter di approvazione dell’Intesa sia stato democratico e ineccepibile, ma bisognerebbe spiegare esattamente come si è sviluppato.

Continuiamo a pensare, e come noi tanti cittadini, che la democrazia venga demolita quando l'esito di un referendum popolare viene sovvertito attraverso decisioni prese a porte chiuse da un Ufficio di Presidenza di Atersir, e poi calate dall'alto e fatte votare da Sindaci e Consigli Comunali, a cui sono stati presentati documenti contenenti premesse fuorvianti, inesatte e non aggiornate. In tali documenti si chiedeva, infatti, di seguire la strada della costituzione di una Spa mista, mentre l'ipotesi pubblica veniva derubricata adducendo presunte criticità insormontabili.

Mentre il protocollo veniva approvato nella maggior parte dei consigli, è intervenuta l’abrogazione del patto di stabilità, che rappresentava la criticità maggiore evidenziata nei documenti di Atersir. Nessuno però si è premurato di informare i consiglieri e la cittadinanza di questo importante cambiamento, ma abbiamo
dovuto farlo noi a mezzo stampa. Peraltro il vincolo del patto di stabilità era stato dato per certo quando invece si trattava di una previsione che non si è mai concretizzata! Questo fa capire come tali impedimenti siano spesso pretestuosi e su come le scelte di Sindaci e Consiglieri siano state condizionate.

Nei giorni scorsi Trespidi e Dosi hanno affermato che i Sindaci rappresentano i cittadini, e che una decisione presa da Sindaci e Amministratori è più democratica di quella di un referendum popolare!

Ricordiamo ai nostri rappresentanti, che il referendum è un istituto di democrazia diretta previsto dalla Costituzione, ed ha forza di legge. Vorremmo anche far notare, visto che si parla di rappresentanza, che il referendum nel Comune di Piacenza è stato approvato con 38.323 "SI", mentre il Sindaco Dosi è stato
eletto con 23.710 voti. Analogamente in Provincia il referendum ha raccolto 106.607 voti, mentre il Presidente Trespidi è stato eletto con 83.970 voti.

Diciamo questo senza la presunzione di rappresentare tutti gli elettori che hanno votato "SI" al referendum, ma con la consapevolezza di esprimere una parte significativa della volontà popolare e della sensibilità sulla gestione di un bene comune come l'acqua.

Forse chi ci accusa di "autoreferenzialità" non si è accorto della campagna referendaria e del referendum, né delle tante assemblee, inziative e raccolte firme post-referendum, che hanno coinvolto centinaia di piacentini (basti pensare all'ultima raccolta firme per chiedere alla Commissione Europea una gestione
dell'acqua libera da logiche di profitto, sottoscritta da oltre 200 piacentini). Tutto questo nonostante la crisi (che ha fatto emergere altre priorità), e nonostante il clima di sfiducia dei cittadini nei confronti della partecipazione alla vita politica, che la maggior parte delle forze politiche ha creato e continua ad
alimentare, ad esempio non rispettando la volontà popolare come sta accadendo per l'acqua pubblica.

A proposito di autoreferenzialità, che fine ha fatto il tavolo tecnico provinciale che ha visto un unico incontro circa un anno fa con un rappresentante del comitato, per poi inabissarsi a porte chiuse escludendo qualsiasi partecipazione? Perché in Commissione Consiliare (sede del percorso “partecipato” comunale) non è stata concessa l'audizione di un esperto del Forum nazionale, richiesta da 7 consiglieri e avanzata ben 20 giorni prima del consiglio comunale di Piacenza?

Perché non si spiega ai cittadini che grazie alla nuova tariffa dell'AEEG (oggetto di ricorso da parte di movimento referendario e federconsumatori) e agli accordi presi dai vertici Atersir con il Presidente di Iren Profumo (sempre a porte chiuse) i cittadini pagheranno una tariffa più alta del 13% mentre Iren investirà 10 milioni all'anno anziché i 15 previsti dal Piano d'Ambito? Questo insoddisfacente accordo dimostra anche quale reale controllo pubblico vi sia nei confronti degli investimenti di Iren. Controllo che difficilmente può essere garantito con qualsiasi Spa pubblico-privata. Peraltro non è nemmeno chiaro se la Spa mista che si vuole costituire sarebbe a maggioranza pubblica o a maggioranza privata! In ogni caso quello che non si potrà controllare è che un socio privato rispetti l'esito referendario che prevede di non fare profitti sulla gestione dell’acqua.

Perché, infine, se si vuole che tutto sia trasparente e democratico, nel Protocollo d'Intesa è stata inserita una clausola in cui le parti (Sindaci e Presidente della Provincia) si impegnano a non divulgare all’esterno conoscenze di carattere riservato acquisite a seguito ed in relazione alle attività oggetto del Protocollo? C'è qualcosa che i cittadini non devono o non possono sapere?

Concludiamo con l'ennesimo appello. È ancora possibile tornare sui propri passi prima di vincolarsi per 20-25 anni ad un socio privato, esponendosi a seri rischi di non riuscirlo a controllare e tradendo l'esito referendario. La politica può ancora dimostrare di voler seguire la strada dell'attuazione della volontà
popolare. Il primo passo è quello di affidare la redazione di un progetto di fattibilità a un soggetto che garantisca terzietà ed esperienza nello studio di processi di ripubblicizzazione. Nei prossimi giorni avanzeremo proposte concrete in tal senso. Speriamo che vengano accolte e che il dibattito su una scelta
così importante e vincolante venga approfondito in modo più aperto e partecipato di quanto fatto finora.

 

Comitato Acqua Bene Comune Piacenza

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