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Piacenza: calpestata la democrazia, passa la Spa mista

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Con le decisioni prese giovedì 12 dal Consiglio Locale di Atersir (l'assemblea dei 48 Sindaci della provincia) si sono fatti due gravissimi passi indietro nei confronti del rispetto degli esiti referendari e della volontà popolare. La decisione di affidare la gestione del servizio idrico per i prossimi 25 anni ad una Spa mista pubblico-privata tradisce completamente il voto referendario e non rappresenta nel modo più assoluto una scelta obbligata per i nostri Sindaci, né dal punto di vista economico, né tanto meno da quello politico o sociale.

Gli studi commissionati da Atersir alle società Nera e Bonelli infatti hanno ampiamente dimostrato la piena fattibilità normativa ed economica di un affidamento “in house” ad una azienda speciale o ad una Spa interamente pubblica, mettendo in luce le problematiche di natura finanziaria, decisamente superabili con un po' di buona volontà da parte dei Comuni:

il debito di 77 milioni che la nuova azienda pubblica dovrebbe indennizzare ad Iren per gli investimenti non ancora ammortati non dovrebbe infatti essere sborsato dai Comuni, ma dall’azienda stessa, tramite mutui da contrarre con istituti bancari, primo dei quali la Cassa Depositi e Prestiti, istituzionalmente vocata a questo scopo.

Inoltre non spetterebbe ai Comuni ripianare gli eventuali disavanzi di una società interamente pubblica, ed in ogni caso perché pensare che una azienda pubblica debba necessariamente chiudere i bilanci in passivo? Nè vale la scusa dei vincoli del patto di stabilità, peraltro non ancora operanti, in quanto a questi dovranno sottostare anche i bilanci delle società partecipate e quindi anche della Spa mista.

La scelta della Spa mista è inoltre ardua ed onerosa come e più dell’affidamento “in house”, in quanto la preparazione di una gara è difficile e costosa, e sarebbe una scelta irreversibile per i prossimi 25 anni, mentre con un affidamento “in house” si potrebbe sempre tornare indietro modificando le modalità di gestione qualora vi fossero problemi.

Dunque da parte dei Sindaci una scelta per nulla obbligata, affrettata e noncurante del volere dei cittadini! Una scelta presa all'unanimità, senza una voce fuori dal coro, senza un contrario né un astenuto. Su tale scelta hanno certamente pesato le informazioni faziose diffuse ad arte in apertura della seduta, che hanno addirittura affermato che a Reggio Emilia il percorso di ripubblicizzazione si era fermato. Se non fossimo stati presenti in sala insieme ad un rappresentante del Comitato di Reggio Emilia a gridare che non era vero e a far leggere un estratto della delibera approvata a Reggio il 6 dicembre, i Sindaci avrebbero continuato ad essere disinformati.

Assolutamente superabili anche i problemi sollevati sulla diversità tra la situazione di Piacenza e quella di Reggio Emilia per quanto riguarda le società patrimoniali delle reti. Infatti anche Piacenza infrastrutture Spa può essere convertita in azienda speciale alla quale conferire la proprietà delle reti di tutti i comuni ed affidare la gestione del servizio; in alternativa può essere utilizzata l’Azienda Consortile della Val d'Arda (eventualmente da rinominare), o ancora è assolutamente possibile creare una azienda ex-novo. Chiediamo che si proceda con uno studio di fattibilità approfondito sull'affidamento in house ad una azienda completamente pubblica, anziché effettuare un approfondimento sulla sola Spa mista come deciso dal Consiglio Locale!

Non ha avuto esito migliore la decisione assunta sull'accordo con Iren riguardo agli investimenti: dopo che 5 mesi fa lo stesso Trespidi aveva caldeggiato il ricorso ad azioni legali contro Iren a causa del mancato investimento di 12 milioni di euro nel biennio 2011-2012, ora, con la nuova presidenza Profumo non solo i Sindaci dimenticano quei 12 milioni, ma accettano un volume di investimenti di 10 milioni all'anno per il triennio in corso rispetto ai 15 milioni previsti dal Piano d'Ambito vigente! E per di più con un aumento delle tariffe del 13%! Come avrà fatto il prof. Profumo a convincere così facilmente Trespidi e i Sindaci? No, proprio non ci siamo. Invece di battersi per rispettare la volontà popolare, i nostri Sindaci hanno fino ad oggi scelto la strada loro indicata da chi fin dall’inizio ha pilotato dalla cabina di regia quel falso percorso partecipato che anche ieri è rimasto senza il contraddittorio della voce dei Comitati ai quali è stato precluso anche un accennato ironico applauso al momento della votazione.

Questo modus operandi ha eliminato la partecipazione dei cittadini lasciando solo vani paraventi di democrazia partecipata. La politica finora ha quindi perso un’altra occasione per affermare il concetto di condivisione con il territorio delle scelte di una amministrazione. Anche nei pochi percorsi partecipati che si sono tenuti i cittadini hanno manifestato chiaramente il proprio dissenso verso l'ipotesi di una Spa mista, ma l’atteggiamento della politica è stato di totale indifferenza e rimozione. Il popolo che ha votato SI ai referendum sull'acqua è stato trattato come una irrilevante e fastidiosa minoranza, interpretando a proprio piacimento l'esito referendario che ha fatto una scelta inequivocabile: niente profitti sull'acqua! Ed il privato senza profitti non vive.

Ebbene, noi non ci stiamo, e con noi i cittadini che pretendono che il proprio voto e la propria opinione siano rispettati, e chiediamo all'unisono che i Consigli Comunali non ratifichino queste scelte irrispettose della volontà popolare, e che decidano invece di percorrere la strada inequivocabilmente aperta con il Referendum, optando per una gestione dell’acqua completamente pubblica e controllata dai cittadini! Continueremo a mettere in campo tutte le iniziative possibili per contrastare l’ affidamento del servizio idrico a soci privati intenzionati a fare profitti sulla gestione di un bene comune!


Il Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza - Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

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