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Fonte: Aggiornamenti Sociali

La privatizzazione dell’acqua in Italia

Emanuele Fantini, nel suo articolo sul numero di aprile di Aggiornamenti Sociali , propone una «riflessione critica» sull’ipotesi della privatizzazione del cosiddetto “oro blu”, analizzando «l’ambiguità dei processi e delle logiche a essa collegati» e le «istanze che spingono a resistervi», fino alle «sfide poste alla gestione dei servizi idrici in termini di legittimità democratica». Le reazioni alla nuova legge, sottolinea l’autore, sono state molte e diffuse, soprattutto nella società civile. «Contro il decreto si è attivata una rete di movimenti sociali e ambientalisti, sindacati, associazioni di cittadini e consumatori»; «più di cento consigli comunali e provinciali hanno approvato delibere che affermano il principio dell’acqua come bene comune» e che chiedono la gestione pubblica dei servizi idrici; una lunga lista di «comuni virtuosi o di aree marginali ma ricche d’acqua, come quelle montane, teme lo scippo di una risorsa strategica per la gestione del territorio da parte di operatori privati». Fantini evidenzia infine la dimensione morale della protesta, che ha coinvolto anche esponenti religiosi, secondo cui il decreto Ronchi è un attacco all’acqua come diritto inalienabile e come «bene comune su cui non è lecito lucrare». Ma i confini del pubblico/privato appaiono «oggi più che mai sfumati»: secondo Fantini il ricorso al privato è una «nuova modalità di governo e di rappresentazione del politico». Parlare di privatizzazione dell’acqua significa quindi «descrivere le trasformazioni di un settore in cui il ricorso al mercato e a intermediari privati» traccia nuovi spazi per la politica e in cui «i processi di delega, negoziazione e controllo contribuiscono a ridisegnare le relazioni, sempre più ambigue, tra pubblico e privato». La confusione che esiste quindi oggi tra pubblico e privato, sommata agli appetiti economici scatenati dalle grosse cifre che verranno stanziate per investimenti e adeguamenti della rete idrica, richiede quindi attenzione ai meccanismi di finanziamento del settore e rende «ancora più impellente la necessità di regole chiare e controlli efficaci».

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