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23 Aprile 2009 - Audizione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua - Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

Relazione di Alberto De Monaco - Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia

Egregi Parlamentari, rappresentanti di noi cittadini

oggi, quale membro del Forum nazionale movimenti per l’acqua, sono stato chiamato qui in audizione a rappresentare i tanti comitati cittadini sparsi nel nostro paese. Io provengo dal comitato cittadino di Aprilia. Da una città che nel 2004 si è trovata con la popolazione in rivolta per aumenti della bolletta domestica che sono oscillati da un minimo del 40% finanche al 330%! Aumenti che marciano spediti con incrementi previsti di almeno il 5% ogni anno fino al 2014. Solo quest’anno le nostre bollette sono aumentate più dell’8%. Increduli da allora non

ci siamo dati più pace per capire come ciò fosse stato possibile. Oggi, se sono qui davanti a voi, è il segno che abbiamo maturato la consapevolezza della causa di tutto ciò: la privatizzazione, ammantata di liberalizzazione, della gestione delle nostre acque per pubblica utilità. Un meccanismo semplice quanto elementare, per trasformare un diritto, che Giolitti fin dal lontano 1903 volle assicurare riportando le gestioni nelle mani del pubblico, e che oggi invece è messo in pericolo attraverso il concetto dell’acqua come bene economico. Un bene comune, necessario ed indispensabile, attraverso il quale fare affari d’oro! Tant’è

che oggi ogni semplice cittadino capisce cosa vuol dire l’espressione “l’acqua sarà il nuovo petrolio per l’economia del futuro!”.

Certo però non sono qui oggi per parlare della nostra storia, ampiamente conosciuta attraverso i mass media, ma per portare la voce dei tanti cittadini impegnati in prima persona da Frosinone, dove solo ultimamente per gli aumenti spropositati è intervenuta la guardia di finanza, fin a Nola che sta soffrendo per analoghe vicende. Vi arrivi anche la voce dei tanti comitati attivi da Napoli, a Firenze, da Arezzo a Velletri, da Castellammare di Stabia a Palermo, da Agrigento

a Ragusa. Voce di cittadini impegnati a denunciare o il fallimento del settore idrico privatizzato oppure intenti a scongiurare la definitiva cessione del servizio a una società per azioni. Arrivi la voce dei tanti impegnati proprio in queste ore tra Genova e Torino, per evitare che gli enti locali perdano definitivamente la reale possibilità d’indirizzo e controllo sulla gestione idrica attraverso fusioni societarie di

intrigati interessi economici-finanziari-bancari. Ed ancora vi giunga la voce dei cittadini pugliesi, che chiedono a gran voce di rimettere in sesto la più grande gestione acquedottistica d’Europa evitando di cadere nella tentazione di trasformare un problema di buona ed efficace gestione in un affare per grandi banche e multinazionali private. E perché no, vi giunga la voce anche dei tanti comitati territoriali, impegnati per frenare l’idiozia dell’imbottigliamento per uso commerciale delle tante buone acque sparse per il paese. Un imbottigliamento selvaggio che da un lato depaupera i cosi d’acqua e le falde nei posti più delicati e belli dalla nostra Umbria al caro Abruzzo, e dall’altro crea enormi problemi di

smog, inquinamento da rifiuto ed un ulteriore, inutile ed insensata spesa per le famiglie già in difficoltà. Una spesa dannosa veicolata in modo martellante dalla pubblicità.

Oggi alle tante preoccupazioni si aggiungano quelle che derivano dalla crisi bancaria-finanziaria-economica internazionale. Come facciamo a non tremare pensando che anche per un’ipotesi remota la gestione delle nostre acque possa essere condizionata e travolta dalla bolgia finanziaria e bancaria mondiale? Come è possibile che non sfruttiamo questo momento di riflessione sul mercato globale, questo campanello d’allarme, per alzare una barriera di protezione su talune cose essenziali, imprescindibili e necessarie come l’aria, ed appunto l’acqua? Dobbiamo avere la massima cautela: tenere, indirizzare e gestire con processi e modi esclusivamente pubblici, del diritto pubblico, dell’assetto pubblico una cosa così delicata e preziosa. Oggi si dice da più parti che le nostre banche soffrono poco il crack internazionale perché più rigide, e ciò è vero, ma al contrario è vero che proprio la gestione della nostra acqua è coinvolta nel vortice speculativo-finanziario delle banche d’affari internazionali. A voi sicuramente non sarà sfuggito come per le recenti vicende internazionali si sia paventato il rischio reale che l’acqua gestita dall’acquedotto pugliese, trasformato in spa, potesse essere travolta nella bancarotta di General Motors, Ford o Chrysler, a causa dei

legami finanziari tra Aqp spa e l’istituto americano Merrill Lynch per un’emissione obbligazionaria da 250 milioni. Oppure come oggi l’acqua gestita in provincia di Latina (prestito obbligazionario per 115 milioni) e ed in Calabria (prestito obbligazionario per 240 milioni) sia legata al fallimento della irlandese DEPFA bank, che sta costando fior di milioni al governo tedesco per salvare la tedesca Hypo Real Estate che l’acquistò nel 2003. L’acqua è fonte di vita, è diritto dell’uomo, non è una questione economica, ma un bene comune da tutelare e preservare,

da governare come un elemento fondamentale per la democrazia!

Se tutto ciò si dice dovuto alla mancanza di denaro pubblico per mantenere ed ampliare il sistema idrico, come possiamo lontanamente illuderci che i privati, sempre più colpiti dalla crisi, possano avere denaro fresco da investire? Oppure pensare che i rischi d’impresa in un settore tanto delicato non richiedano un elevatissimo profitto? Che garanzie chiedere sugli investimenti da effettuare che già i cittadini stanno pagando profumatamente in bolletta, se è vero come è vero

che proprio nell’ultimo rapporto del COVIRI sull’attuazione di investimenti e tariffe è stato sancito che in Italia la privatizzazione ha fatto meno della metà degli investimenti previsti dai contratti in essere? D’altro canto invece nello stesso rapporto viene evidenziato come per ora le famiglie stanno mediamente reggendo agli aumenti tariffari in linea con quanto previsto nei contratti. Un aumento però che lo stesso COVIRI raccomanda di non sottovalutare, lamentando però come questa crescita delle tariffe che è evidente, non ha ancora raggiunto i livelli applicati in media all’estero. Cosa si vuole fare, accelerare il costo per le famiglie? Tanto per essere in linea con l’estero?!!!

Se poi non si è convinti di quanto sta avvenendo da noi, si guardi ai paesi che ci hanno preceduto, come la Gran Bretagna. Proprio nell’ultimo rapporto PIRSU dell’Università di Greenwich, sui servizi pubblici internazionali ed in particolare sulla privatizzazione della gestione dell’acqua, si evidenzia come il fallimento della gestione ad opera delle grandi multinazionali dell’acqua sia costato enormi danni alle comunità gestite (www.psiru.org/reports/2009-03-W-companies.doc). Che dire poi dell’asimmetria cognitiva tra il pubblico ed il privato che sta gestendo e che sempre di più è a favore del controllato? Un rischio ben denunciato dall’ex presidente del COVIRI, Prof. MURARO durante l’audizione al Senato del 10 Marzo 2005. Tant’è che con forza fu evidenziato come il rischio concreto della cattura del controllore da parte del controllato già dal 2004 era una triste realtà. Sempre in quell’audizione venne spiegato bene come il nuovo processo di gestione

avesse escluso le comunità dalla partecipazione democratica e per esso i sindaci che ne rappresentano gli interessi esponenziali. Una spoliazione che oggi si traduce nella concreta rabbia di noi cittadini che ci troviamo a subire scelte scellerate, costose, poco efficienti e senza aver più alcun potere di parola! Se poi si da un’occhiata alle tante inchieste giudiziarie che ruotano intorno alla gestione dell’acqua da Latina a Frosinone, dalla Puglia all’Abruzzo, per non parlare dalle

tante illegittimità negli affidamenti denunciati in tutti i tribunali amministrativi, allora si capisce che il fallimento della riforma privatizzatrice passa anche attraverso tante luci ed ombre. Luci ed ombre legate anche all’ambiguità di mille personaggi che si trovano e si sono trovati più volte ad assumere la vesta di controllore e controllato allo stesso tempo. Basti pensare come proprio da noi a Latina al nascere della società di gestione il suo presidente era allo stesso tempo il presidente della provincia, che per legge avrebbe dovuto controllare il gestore! Oppure oggi ancora come presidente di questa stessa società Acqualatina spa sia un senatore della repubblica! Per non parlare di personaggi che negli anni avevano curato la stesura delle leggi regionali del settore idrico ed oggi siano o siano stati ai vertici dei maggiori gestori privati del Lazio e della Calabria! Permettete che noi cittadini oltre alla rabbia abbiamo molti dubbi e perplessità sul fatto che tutto ciò sia avvenuto nel rispetto delle leggi? Come dimenticare che proprio in questa regione il garante regionale del servizio idrico è un funzionario di

Acea in aspettativa? Permetteteci almeno di esprimere il beneficio del dubbio. Siamo in mani sicure per tutelare gli interessi dei cittadini rispetto a quelli dei vari gestori? Ci appare un quadro preoccupante di come l’acqua sia diventata oltre un affare per i privati, una sorte di camera di compensazione idrica per la politica e per i partiti. Allora noi ci chiediamo perché, preso atto di un fallimento che non è diventato ancora disastro, non ci si impegni per dimostrare che riorganizzando e

migliorando la pubblica amministrazione riusciamo a raggiungere livelli di

efficienza, efficacia ed economicità, eliminando i rischi connessi ed complessi della gestione privatistica del settore? Una pubblica amministrazione che dimostri di saper vincere la sfida della riorganizzazione cara all’attuale governo, una sfida da porre in atto proprio nella gestione di un bene tanto fondamentale, una P.A.

capace di progettare, organizzare, gestire. Tutto ciò per assicurare i diritti fondamentali alle comunità che si rappresentano.

Se poi guardiamo bene alle varie gestioni sparsi per l’Italia capiamo bene come d’italiano sia rimasto ben poco alle comunità locali. Ormai le varie gestioni sono nelle mani delle grandi multinazionali del settore dell’acqua. Vere e proprie piovre economiche-finanziarie pronte a sfruttare ogni affare redditizio. Piovre d’oltralpe xhe in casa loro, e l’ultimo caso è Parigi, vengono messe in un angolo, ed escluse dall’affare sull’acqua. Piovre quindi sempre più assettate di governare le acque qui da noi. Cosa conterà mai in tutto ciò il sindaco e la comunità di un piccolo paese del Lazio come Spigno Saturnio, poco più di mille anime, ora che la gestione è in mano ad una multinazionale francese sparsa nel mondo intero, i cui capitali di progetto vengono assicurati da una banca irlandese in fallimento? Se i nostri amministratori non hanno più poteri, se non possono rappresentare i nostri interessi, allora sarà meglio recarsi a votare per scegliere gli amministratori delegati

delle varie società di gestione, forse i cittadini avranno più potere di voto!

Oggi sempre più spesso si usa lo slogan “padroni a casa nostra”. Padroni di cosa, se siano fagocitati dalle speculazioni su un bene tanto essenziale da multinazionali che non hanno odore, colore, appartenenza, bandiera se non l’unico scopo del’affare? Se pensiamo che la gestione di un bene tanto delicato sia nelle loro mani a noi cittadini tremano i polsi, ed allora come ciò non scuote le vostre menti

e le vostre coscienze, per addivenire presto a riconsiderare la necessità urgente di rimettere la gestione di tale bene nell’agenda del fare pubblico? Oggi si intende dare più potere ai sindaci sulla sicurezza ed allora come si fa a non capire che essi valgono poco o niente nelle mani degli assetti societari e nelle alchimie finanziarie mondiali? Chiedo, per assurdo, chi di noi, chi di Voi egregi deputati, metterebbe la tutela della sicurezza interna ed esterna del nostro paese nelle mani delle multinazionali della sicurezza? Cederemmo tale funzione nelle mani delle

multinazionali, solo perché il pubblico non riesce ad investire bene le proprie risorse? Siamo disposti forse a sottrarre tale tutela dalla sfera esclusivamente pubblica? Allora penso che se nessuno di noi sia così pazzo, vi chiedo di riflettere ed approfondire la proposta di legge firmata banchetto dopo banchetto nelle piazze italiane da migliaia e migliaia di cittadini. Vi chiedo di far diventare l’acqua un diritto pubblico, un bene comune da trattare con delicatezza, invitandovi a trovare un posto speciale tra le prime cose nell’agenda delle cose da fare. E’ giunta forse l’ora di non ripetere gli errori del passato, di approfittare di ciò che è

accaduto all’estero, di riuscire a spendere i soldi pubblici di tutti i cittadini nella gestione pubblica. Una sfida tutta pubblica. Una sfida che nel paese del più grande libero mercato, gli USA, è stata sempre gestita come tale. Da pochissime parti negli USA si sono sognati di privatizzare la gestione dell’acqua: gli acquedotti sono gestiti con enti esclusivamente pubblici. Certo non dobbiamo copiare il loro approccio consumistico alla risorsa acqua, ma dobbiamo saper coniugare la

nostra educazione e la nostra parsimonia alla loro capacità d’organizzazione nel concepire la cosa pubblica. Con questo noi non stiamo chiedendo di ritornare alle migliaia piccole e frammentate gestioni, ma vogliamo che i comuni, i sindaci e le comunità contino davvero qualcosa nella gestione. Una gestione si a livello sistemistica d’ambito idrico geologico, ma una gestione dove i tre punti di forza

siano i cittadini, gli amministratori ed i lavoratori del settore acqua. Non lasciamo che il diritto costruito con fatica e sudore dai nostri avi diventi privilegio e speculazione per pochi. Non a caso nella nostra legge abbiamo messo da un lato il diritto all’accesso minimo garantito e dall’altro il divieto allo spreco, ancorché un ricco se lo possa permettere pagando tariffe salatissime. L’acqua non deve servire a fare cassa, ma ad assicurare un diritto ed una tutela per il presente e soprattutto

per il futuro. Ci fa paura pensare ad un mondo dove per far avviare il contatore dell’acqua c’è bisogno della scheda prepagata come per il telefonino. Oggi ciò accade in Africa, e non è una cosa degna dell’umanità! Domandiamoci se è forse questo il mondo che hanno immaginato i padri fondatori della repubblica. E’ forse questo ciò che pensava Giolitti quando nel 1903 ha riportato sotto la pubblica municipalità le gestioni private da Roma a Napoli? Gestioni che già

allora vedevano fiorire le odierne multinazionali come la Compagnie générale des Eaux, oggi Veolia, e che oggi come allora prevedevano un affare garantito. Infatti, già allora in caso di perdite erano e sono i comuni a garantire l’indennizzo in caso di introiti inferiori alle soglie fissate nelle gare d’appalto! Un ottimo affare garantito e senza rischio d’impresa, costosissimo per noi cittadini! Lasciamo a Voi oggi l’opportunità di seguire l’intuizione dell’inizio di secolo scorso che volle

riportare nella democrazia municipale la capacità delle comunità locali di

decidere sulle scelte più idonee. Trattiamo l’acqua e la sua gestione come un settore delicatissimo sia per il bene comune che esso rappresenta che per la democrazia che esso esprime.

Permettetemi di finire con un concetto a noi del

Forum tanto caro: si scrive acqua, si legge democrazia!

Forum Italiano Movimenti per l’Acqua

Comitato cittadino acqua pubblica Aprilia - Alberto De Monaco

Scarica la relazione

PDF - 31.3 kb

Documentazione allegata alla relazione:

- Acqua ai privati: che flop! (Aprile 09, Fonte: Acqua&Sapone)

- Relazione tenuta dal Prof. Avv. Alberto Lucarelli ad Aprilia al Secondo Forum Italiano Movimenti per l’Acqua (22-23 Novembre 2008)

Profili di incostituzionalità dell’Art. 23 bis e percorsi per la ripubblicizzazione

- Le guerre per l’acqua di Mohammed Mesbahi (Dicembre 2004, Fonte: www.nuovimondimedia.it)

- The private sector in water in 2009 (Marzo 2009, Fonte: PSIRU, Business School, University of Greenwich)

- Estratto dal Rapporto sullo stato dei servizi idrici (2008) (Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche - Co.Vi.Ri.)

- Estratto dal libro Acqua S.p.A. di G. Altamore (pag. 214-217) (Fonte: Acqua S.p.A. di G. Altamore, Ed. Oscar Mondadori)

- La riforma dei servizi idrici e il ruolo del Comitato (Audizione di G. Muraro (ex Presidente del Co.Vi.Ri) alla Commissione 13° "Territorio, Ambiente, Beni ambientali" del Senato - 10 Marzo 2005)