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Fonte : La Repubblica

Acqua. Quale bere, quanto costa e come evitare gli sprechi

di Federico Formica

Gli italiani sono i maggiori consumatori di acqua minerale in Europa. La nostra acqua di rubinetto, però, è buona e costa molto meno. Con differenze tra città e città. Il problema cronico è quello degli sprechi : la rete idrica registra perdite per il 35% e dentro casa usiamo molta più acqua del necessario

In Italia l’acqua di rubinetto è buona e, tutto sommato, costa ancora poco. Gli italiani però sono i più grandi consumatori di acqua in bottiglia di tutta Europa e i terzi al mondo dopo arabi e messicani. Può sembrare un paradosso, ma è la realtà.

Sul prezzo non c’è competizione : la cosiddetta “acqua del sindaco” secondo Legambiente costa in media 0,5 millesimi di euro al litro, mentre quella in bottiglia si aggira intorno ai 50 centesimi di euro al litro. Negli ultimi dieci anni la bolletta dell’acqua è salita del 68%. Nonostante quest’impennata, in Italia ci si disseta a prezzi ancora molto bassi rispetto ad altri paesi europei.

Il problema più grave e urgente non è il costo dell’acqua ma il modo in cui questa viene distribuita.

Gli acquedotti italiani rimangono i colabrodo di sempre : più di un quarto dell’acqua che trasportano si perde per strada. Una volta entrata nelle case, lo spreco continua : consumiamo molta più acqua del necessario mentre al Sud, soprattutto d’estate, 8 milioni di italiani scendono sotto la soglia di emergenza e hanno il rubinetto a secco diverse ore al giorno. Basterebbe cambiare qualche abitudine per risparmiare acqua e denaro.

Di acqua ce n’è in abbondanza : ogni territorio dispone di un ricco patrimonio di fonti, dalle quali le aziende imbottigliatrici attingono a prezzi irrisori. Le Regioni, infatti, elargiscono concessioni in cambio di tariffe molto convenienti. Il nostro paese è ancora un paradiso per chi decide di entrare nel business dell’acqua in bottiglia.

Ma non tutta l’acqua di rubinetto è buona allo stesso modo. Anche se spesso non ce lo dice nessuno. Molte regioni, infatti, continuano a erogare acqua potabile sotto regime di deroga per livelli di arsenico e cloriti fuori norma. Queste situazioni, che non mettono a rischio la nostra salute, sono un avvertimento : le aziende che distribuiscono acqua nelle nostre case possono fare di meglio. Soprattutto ora che la concorrenza delle acque minerali è spietata.

Acqua di rubinetto : buona, ma occhio alle eccezioni

di Federico Formica

È quasi sempre povera di sodio e con un residuo fisso molto basso. Secondo Altroconsumo, la migliore si beve ad Ancona, Bergamo, Bologna, Perugia, Roma e Trento. Bocciate Catanzaro e Genova

L’acqua che esce dai rubinetti degli italiani è mediamente di buona qualità e regge il confronto con le acque vendute in bottiglia. È quasi sempre povera di sodio e con un residuo fisso (la quantità di sali che vi sono sciolti) molto basso.

È quanto è emerso da un’indagine condotta da Altroconsumo nel 2006 : 13 città su 34 hanno ottenuto il massimo dei voti. Tra le prime della classe ci sono Ancona, Bergamo, Bologna, Perugia, Roma e Trento. Bocciate, invece, Catanzaro e Genova per la presenza di sostanze indesiderate come trialometani, nichel e alluminio. In ogni caso, le acque di rubinetto rispettano ogni parametro sanitario. Conclusioni condivise anche dal professor Massimo Ottaviani dell’Istituto Superiore di Sanità : “La qualità delle nostre acque è buona. Questo dipende anche dal fatto che l’80% di queste provengono da fonti sotterranee, più protette dall’inquinamento grazie al filtro del terreno”.

Non tutte le acque, però, sono uguali. E non tutta l’acqua passa attraverso acquedotti nuovi. Una rete idrica vecchia, ad esempio, può “sporcare” l’acqua rilasciando molecole di piombo.

C’è poi la questione dei limiti di potabilità. Per poter entrare nelle nostre case, l’acqua deve rispettare parametri fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sostanze come cloriti, arsenico, fluoro, trialometani e tante altre sono tollerate fino a una certa soglia. Il decreto legislativo 31/2001, oltre ad aver reso più stringenti questi parametri, ha introdotto la possibilità, per Regioni e Province, di derogare alle regole per 3 anni fino a un massimo di 9.

Opportunità già sfruttata da diverse regioni italiane. “Le deroghe più comuni – spiega Giuseppe Altamore, giornalista di Famiglia Cristiana ed esperto di acqua – riguardano il livello di arsenico e di cloriti. In diverse zone del Lazio e della Toscana, solo per fare due esempi, il livello di arsenico è superiore ai dieci microgrammi stabiliti come limite massimo”. Secondo la legge, chi sfrutta una deroga dovrebbe informare tempestivamente la popolazione.

Un dovere che non sempre viene assolto. Tuttavia secondo il professor Massimo Ottaviani i rischi per la salute sono minimi : “La deroga non è sinonimo di acqua avvelenata : non può durare più di 9 anni, un periodo di tempo in cui l’organismo non subisce alcun danno. L’acqua che esce dal rubinetto – conclude Ottaviani – può essere bevuta senza alcun timore”. Insomma, a nessuno fa piacere l’acqua al gusto di cloro e le aziende idriche possono ancora migliorare la qualità del loro servizio. Tuttavia, quell’acqua non provoca danni alla nostra salute.

Il mercato dell’acqua in bottiglia non è l’unico ad essersi espanso a vista d’occhio negli ultimi anni. Anche i produttori di filtri domestici stanno facendo affari d’oro. La formula del successo è semplice : convincere i consumatori che l’acqua del loro rubinetto sia impura, sporca, e che per essere bevuta debba prima passare per un depuratore. Come già detto, l’acqua di rubinetto è sempre potabile. Non è quindi una questione di salute ma di sapore : può essere troppo “dura”, o avere un leggero ma fastidioso gusto di cloro.

I filtri domestici più diffusi sono due : quelli a osmosi inversa, che possono costare fino a 2800 euro e quelli compositi, che non superano i 500 euro. Entrambi, però, hanno qualche controindicazione.

I filtri a osmosi inversa rendono l’acqua più dolce. Spesso, anche troppo : un acqua molto dolce non è adatta al consumo quotidiano, soprattutto per anziani e bambini, che hanno più bisogno di calcio.

Tutti i filtri, poi, hanno bisogno di molta manutenzione, altrimenti rischiano di diventare ricettacolo di quei batteri che si propongono di eliminare. Se la vostra acqua ha un cattivo sapore, prima di sostenere una spesa impegnativa la cosa migliore da fare è rivolgersi a un esperto indipendente.

Scarica l’indagine di Altroconsumo (2006)

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Le tariffe : beati i milanesi

di Federico Formica

La spesa annua di una famiglia italiana per l’acqua dal 1998 al 2008 è aumentata del 68%, circa 120 euro in più. In media, al Nord l’acqua costa meno

Nella bolletta dell’acqua sono compresi più servizi : la gestione dell’acquedotto, della fognatura e la depurazione. Poi c’è la quota fissa : l’unica voce che non dipende dal consumo. Secondo l’Osservatorio nazionale tariffe e servizi di Federconsumatori, la spesa annua di una famiglia italiana per l’acqua dal 1998 al 2008 è aumentata del 68%, circa 120 euro in più. Considerando un consumo di 200 metri cubi l’anno i più salassati sono gli aretini, che spendono in media 363 euro l’anno ; subito dopo vengono i consumatori di Reggio Emilia con 346 euro e quelli di Grosseto con 345 euro. CONSULTA LA TABELLA

In media, al Nord l’acqua costa meno. Nella classifica delle città più care, agli ultimi dieci posti si trovano otto città al di sopra del Po. I milanesi godono delle tariffe più vantaggiose : solo 104 euro l’anno. Seguono, molto distanziate, Cuneo con 134 euro e Udine con 138 euro l’anno.

Se è vero che il costo dell’acqua aumenta ogni anno, è pur vero che altri cittadini europei pagano anche di più. Facendo la media tra 37 città prese in esame da Federconsumatori, in Italia l’acqua costa 1,25 euro al metro cubo, mentre “in Francia si è già arrivati a 2 euro e i berlinesi pagano addirittura 4 euro al metro cubo”, dice Giuseppe Altamore, giornalista di Famiglia Cristiana e autore del libro Acqua Spa. “Non dimentichiamo – continua Altamore – fino a quindici anni fa le tariffe in bolletta erano bassissime, ma i costi di gestione sono sempre stati alti. Quello che i cittadini non pagavano in bolletta lo spendevano per ripianare i debiti dei consorzi comunali”. Quando le bollette aumentano ci si aspetta un miglioramento del servizio. Un’aspettativa quasi sempre delusa : il 35% del patrimonio idrico italiano si disperde per colpa di acquedotti vecchi e inadatti.

Gli acquedotti colabrodo

di Federico Formica

La rete idrica italiana è malridotta e molta acqua si perde per strada. I consigli per risparmiare negli usi di tutti i giorni

L’aumento del costo delle bollette dovrebbe anche servire a finanziare la ristrutturazione della rete idrica. Secondo Federconsumatori, solo il 49% degli investimenti previsti sono stati effettivamente realizzati. Per avere un’idea di quale sia lo stato degli acquedotti italiani basterebbe citare Roberto Passino, presidente del Coviri, il comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche : “Per rendere adeguate le nostre infrastrutture idriche serve un investimento da 40 miliardi di euro”.

Sugli acquedotti si investe poco da decenni e i risultati sono quelli esposti da un rapporto di Legambiente. Il 35% del patrimonio idrico italiano si disperde prima di arrivare a destinazione. È soprattutto un problema meridionale : le otto regioni al di sopra della media nazionale si trovano tutte al Centro-Sud. In Molise il dato è sconcertante : gli acquedotti perdono per strada il 65% dell’acqua. GUARDA IL GRAFICO

Italiani senz’acqua

Proprio le regioni del Sud sono le più colpite dall’emergenza acqua. Sono 8 milioni gli italiani che, periodicamente, non hanno sufficiente accesso all’acqua. Soprattutto siciliani sardi e pugliesi durante l’estate hanno meno di 50 litri d’acqua a testa al giorno. Una soglia al di sotto della quale, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, si corrono rischi per la salute. “Oltre il danno, c’è anche la beffa – dice Giuseppe Altamore, giornalista di Famiglia Cristiana esperto di acqua – la Sicilia è una regione ricchissima d’acqua. Il problema sta tutto nel modo in cui viene gestita”. Nel frattempo, gli italiani continuano a consumare 220 litri d’acqua a testa ogni giorno, quando i nord-europei non superano i 160.

Consigli per risparmiare

Se c’è una risorsa che in Italia non è mai mancata, quella è proprio l’acqua. È soprattutto per questo che siamo così poco attenti a quanta ne consumiamo. L’aumento delle tariffe, però, è l’occasione giusta per correggere qualche abitudine.

In bagno :

- per lavarsi i denti è sufficiente inumidire lo spazzolino e risciacquarsi la bocca con un bicchiere d’acqua : con questo metodo si risparmiano 40 litri d’acqua

- prima di farvi la barba chiudete il lavandino con il tappo e riempitelo a metà : sarà sufficiente per risciacquare il rasoio durante la rasatura

- un bagno caldo è una delle cose più rilassanti che ci siano ma con la doccia si utilizza la metà dell’acqua. E potete risparmiare ancora di più se, mentre vi insaponate, chiudete il getto dell’acqua

- il 30% dei consumi idrici domestici dipende dallo sciacquone ; assicuratevi che non ci siano perdite e utilizzate i sistemi a quantità differenziata, in modo da poter scegliere quanta acqua usare a seconda delle esigenze

In cucina :

- fate partire la lavastoviglie e la lavatrice solo a pieno carico : si possono risparmiare 11.000 litri all’anno

- lavate la frutta e la verdura in un recipiente e, quando avete terminato, riutilizzate l’acqua per annaffiare le piante

- l’acqua in cui avete cotto la pasta è un ottimo sgrassante e vi tornerà utile al momento di dover lavare i piatti

- mentre fate scorrere l’acqua in attesa che diventi calda, raccoglietela in una bacinella e usatela per innaffiare o lavare i pavimenti

Consigli generali :

- Attenzione alle perdite, un rubinetto o un wc che gocciolano possono costare caro in bolletta. Novanta gocce al minuto significano 4000 litri d’acqua sprecata

- Prima di partire per le vacanze assicuratevi che il rubinetto centrale sia chiuso.

Acqua in bottiglia : concessioni a prezzi scontati

di Federico Formica

Le aziende produttrici pagano una tassa alle Regioni per estrarre acqua dalle fonti. Ma ogni amministrazione si regola a modo suo e la maggior parte impone tariffe molto basse

Per estrarre acqua dalle fonti e imbottigliarla le aziende produttrici pagano una tassa agli enti locali, che di quell’acqua sono legittimi proprietari. Non esiste una legge nazionale che regoli la materia, la conseguenza è che ogni Regione si comporta a modo suo. Alcune esigono una somma per ogni ettaro di terreno sfruttato ; altre per ogni metro cubo d’acqua emunto ; altre impongono sia l’una che l’altra tassa. Le regioni più all’avanguardia hanno fissato tariffe diverse a seconda della quantità d’acqua estratta.

È proprio sulle tariffe che le differenze diventano abissali. Basta mettere a confronto la Puglia con il Veneto. In Puglia le aziende produttrici di acqua pagano 1,033 euro per ogni ettaro utilizzato ; il Veneto, per la stessa quantità di terreno esige 587,69 euro. La maggior parte delle Regioni, però, impone tariffe molto basse ad aziende che, messe insieme, raggiungono un volume d’affari di 2,25 miliardi di euro l’anno.

Gli ambientalisti sostengono che un bene prezioso come l’acqua non possa essere svenduto ; i più cinici pensano che le Regioni potrebbero ricavare molti più soldi da un mercato ricco e in crescita costante. “In realtà negli ultimi anni c’è stata un’inversione di tendenza – spiega Giuseppe Altamore, giornalista di Famiglia Cristiana esperto di acqua – e gli amministratori locali hanno cominciato a comprendere l’importanza della questione. Prima la Lombardia, poi il Piemonte, il Veneto e il Lazio hanno cambiato sistema : più acqua si imbottiglia, più si paga. Tuttavia c’è ancora una lunga strada da percorrere”.

L’ultima regione ad essersi messa al passo con i tempi è la Toscana, che farà pagare un minimo di 50 centesimi di euro fino a un massimo di 2 euro per ogni metro cubo d’acqua estratto dalle aziende produttrici. La nuova legge prevede anche uno sconto del 50% per chi imbottiglierà usando il vetro anziché la plastica.