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Fonte : Il Secolo XIX

« Acqua, a Genova aumenti record »

Le reazioni. Una ricerca firmata da uno dei più noti e affermati nomi della consulenza mondiale sul risparmio energetico delle aziende sancisce che Genova è stata la città in cui è maggiormente aumentato il costo dell’acqua negli ultimi dodici mesi. Cifre da capogiro : le tariffe - secondo l’indagine - sono aumentate del 10,8% nell’ultimo anno salendo da 65 a 73 centesimi per metro cubo (mille litri di acqua).

Un dato che il Comune, la Provincia e Iride (il gruppo cui fa riferimento la Mediterranea delle Acque che serve i genovesi) smentiscono categoricamente : innanzitutto spiegando che la tariffa media dell’acqua a Genova per uso residenziale è di 1,48 euro a metro cubo (il doppio rispetto a quanto quotato dalla ricerca), quindi precisando che solo l’anno scorso si è registrato un aumento di 7 centesimi (pari al 4,7%) a fronte di investimenti per 23 milioni di euro sulla rete. Tanto basta, però, per far scatenare la polemica e l’attacco dell’opposizione, con il consigliere comunale di Forza Italia Alberto Gagliardi che si scaglia contro le politiche idriche del Comune.

L’indagine è stata eseguita da Nus Consulting, leader mondiale nella consulenza strategica per la gestione delle utilities, specializzato nella riduzione dei costi dell’energia (elettricità, gas, oli combustibili, petrolio, acqua, scarichi idrici e vapore) e delle telecomunicazioni. Il gruppo lavora per oltre 20 mila aziende nei cinque continenti, le cui richieste riguardano rimborsi sulle bollette arretrate e abbattimento dei costi annuali attraverso rimodulazioni dei contratti. Insomma, un guru del settore.

La prima risposta spetta a Iride, che, attraverso le sue Relazioni Esterne, fa sapere che « sostanzialmente le tariffe dell’acqua, determinate dall’Ato provinciale (Ambito territoriale di riferimento, ndr) essendo un settore rigidamente normato a livello nazionale, sono invariate da quattro anni ». Appunto se si esclude l’incremento dei 7 centesimi rispetto al 2007. Le norme stabiliscono che al gestore spetta un ricavo pari al 7% della tariffa e che gli altri utili vanno reinvestiti. Così si era espresso solo due giorni fa il presidente Iride Roberto Bazzano, annunciando nuovi investimenti : « In un momento così difficile a livello mondiale, siamo riusciti a interpretare al meglio il mercato, ottenendo risultati molto positivi ». Infatti : 1,1 miliardi di euro di ricavi nel 2007 (+8,3%) per un utile operativo di 133 milioni (+19,3%).

Arriva da Iride il primo dato « sulla tariffa media reale a Genova », che è esattamente il doppio rispetto a quella fornita da Nus Consulting : ossia 1,48 euro al metro cubo ; pagata ora in tutti i Comuni dell’Ato, mentre fino all’anno scorso alcune cittadine del Tigullio non avevano balzelli specifici per i costi idrici. E come vuole la legge (la Galli, applicata a Genova quattro anni fa), la tariffa è determinata dall’Ato, che comprende tutti i comuni del territorio e che ha nella Provincia la sua sede tecnica. « Non sappiamo quali dati stia trattando la società che ha firmato la ricerca », dicono dall’azienda, smentendo così nei fatti l’intera indagine.

Un commento simile dall’assessore provinciale Paolo Perfigli : « Parlare di Genova quando esiste un Ato è ambiguo : esistono diverse situazioni comune per comune. Noi abbiamo pensato a omogeneizzare il servizio idrico nell’intero territorio, ci sono parametri diversi e tariffe particolari. Una generalizzazione è pericolosa ».

Il forzista Gagliardi, in ogni caso, non ci sta e spara alzo zero : « È giunto il momento di dire basta a questo andazzo e di far sì che consiglio comunale e giunta tornino a dire la loro su un’azienda che gestisce un servizio pubblico in stato di monopolio. Ed è la stessa azienda che racconta di grandi utili e grandi performance borsistiche, senza che mai i benefici si possano avere anche per i genovesi. Chi garantisce i cittadini ? La Borsa ? Non si può più continuare a dare la colpa a questo o a quello. Il Comune è azionista, si faccia sentire. L’acqua costa sempre di più, lo sappiamo tutti : ma dove si può protestare ? Dove è l’Amga ? Possiamo mettere a repentaglio il futuro dei nostri depuratori, della nostra fognatura e dell’acqua che usiamo in casa delegando tutti ai soliti gruppi di poteri forti che la giunta Pericu ha così e sempre sostenuto nella partita Amga-Borsa ? ».

La palla rimbalza quindi a Palazzo Tursi, con l’assessore Carlo Senesi. Il quale parte dall’analisi della tariffa in questione : « Ciò che i genovesi pagano comprende il costo dell’acqua, i costi di gestione del servizio, gli investimenti sulla rete idrica e sul sistema di depurazione ; più il 7% che la legge nazionale attribuisce come ricavo al gestore, chiamato comunque a investire. Le tariffe applicate a Genova, che non sono affatto aumentate del 10% come dice la ricerca, stanno nella media nazionale e questo è un dato positivo se pensiamo al livello dei nostri investimenti e al fatto che in questa estate non è stata emessa nessuna delibera di divieto di balneazione. Se poi guardiamo alle province che hanno realizzato l’Ato, allora la nostra posizione in classifica è sotto la media nazionale ». E l’attacco di Gagliardi ? « Fa il suo mestiere, l’oppositore, ma quel dato è sbagliato ».

Il fatto. L’acqua è un bene sempre più costoso. Non solo nei Paesi dove c’è penuria idrica, ma anche in Italia, dove ce nè in abbondanza. Nel nostro Paese, le tariffe idriche negli ultimi cinque anni sono aumentate di oltre un terzo e nell’ultimo anno sono cresciute a un passo più rapido dell’inflazione. In alcune città, come Bologna, i costi idrici si avvicinano ai massimi registrati a livello mondiale.

È quanto emerge dal rapporto internazionale sull’Acqua e sui relativi costi nel 2007-2008, realizzato da Nus Consulting Group, che fornisce una panoramica sui costi idrici in Italia e in 14 paesi nel mondo.

In Italia, secondo l’indagine, le tariffe idriche (la fornitura presa a riferimento è relativa a un’attività commerciale con un consumo annuo previsto di 10.000 metri cubi) sono aumentate in un anno dai 95,5392 centesimi di euro al metro cubo del 2007 ai 100,0323 cent/mc del 2008, mettendo a segno un rialzo del 4,7%, ben oltre il tasso inflazione (al 3,8%) ; nell’arco degli ultimi cinque anni, tra il 2003 e il 2008, i costi idrici sono aumentati addirittura del 35,4%.

L’acqua non costa allo stesso modo in tutto lo stivale : a Bologna, che è la città italiana con il costo più alto per approvvigionamento idrico, si pagano 188,25 cent/mc, quasi come in Germania, la nazione più cara a livello mondiale. La tariffa applicata nel capoluogo emiliano risulta superiore dell’801,47% rispetto a Milano, che risulta invece la città con il più basso costo idrico (23,4885 cent/mc). Tariffe oltre la media si registrano anche a Palermo, Cagliari, Firenze e Torino.

L’acqua a più buon mercato la si trova, oltre che a Milano, anche a Venezia, Trieste e Genova. Proprio il capoluogo ligure, però, si distingue per aver registrato il maggior rialzo negli ultimi 12 mesi : in un anno le tariffe idriche a Genova sono aumentate del 10,85%. Rincari sensibili si sono registrati anche a Firenze, Torino e Trieste, mentre i prezzi sono rimasti invariati rispetto allo scorso anno a Milano, Napoli, Bari e Palermo.

A crescere, oltre ai costi di approvvigionamento idrici, sono anche i costi per la fognatura e depurazione (+4,207% tra 2007 e 2008), con Firenze che si conferma quest’anno la città con i costi più alti (72 cent/mc) e Palermo quella più economica (35,12 cent/mc).

Al confronto con quello che accade negli altri paesi, il prezzo medio dell’acqua applicato in Italia risulta un po’ più del doppio di quello degli Stati Uniti (46,91 cent/mc), che si confermano la nazione meno costosa ; ma è quasi la metà della tariffa della Germania (190,78 cent/mc), che si conferma invece il Paese più caro in termini di costi idrici. L’acqua è sempre più cara un pò in tutto il pianeta : nell’ultimo anno, secondo l’indagine, i costi idrici sono aumentati in 11 dei 14 paesi considerati (Germania, Belgio, Regno Unito, Francia, Austria, Australia, Italia, Spagna, Canada, Sud Africa, Stati Uniti), con l’Australia che ha registrato l’aumento annuo più alto in assoluto (+18,5% in un anno e +35% in 5 anni). E se in Europa gli aumenti sono stati piuttosto contenuti rispetto alle indagini degli anni precedenti, è proprio nel Vecchio Continente che si registrano alcuni dei prezzi più elevati.