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Fonte: Carta

L’acqua francese torna pubblica

In Francia la gestione dell’acqua è privatizzata ma sempre più comuni optano, perché conviene, per la ripubblicizzazione. Nel 2009 sarà la volta di Parigi. L’ondata però è planetaria.

di Sarah Di Nella

LA GESTIONE DELL’ACQUA a Parigi tornerà presto pubblica. Per ora in mano ai due più grandi operatori privati del settore, Suez e Veolia, l’acqua di Parigi si appresta a passare a un nuovo operatore pubblico che dovrebbe nascere nel 2009, Eau de Paris. Lo aveva promesso il sindaco di Parigi, il socialista Bertrand Delanoe, nel corso della campagna che lo riportò all’Hotel de ville nel marzo 2008 e lo ha confermato a giugno. L’amministrazione della capitale francese non rinnoverà il contratto con Veolia che scade proprio nel 2009, e interromperà così la privatizzazione instaurata nel 1985 dall’allora sindaco di Parigi Jacques Chirac. Il progetto della municipalità parigina si iscrive nel più ampio movimento di ripubblicizzazione dell’acqua in Francia: sono già più di quaranta le città e comunità urbane che hanno scelto di fare il salto. Oltre alla capitale, anche grandi città come Tolosa, Lione, Bordeaux o Lille hanno avviato un processo di ripublicizzazione dell’acqua. Un’ondata sorprendente in un paese molto legato ai servizi pubblici, ma dove l’80 per cento dei servizi di produzione e di distribuzione dell’acqua sono in mano a società private.

Un’eccezione rispetto al resto dei paesi europei dove in molte città l’acqua è rimasta pubblica. È il caso ad esempio di Madrid, Amsterdam, Bruxelles o Stoccolma.

A Londra invece, come ricorda Anne Le Strat, vicesindaca di Parigi incaricata dell’acqua, l’acqua è priva-tizzata al cento per cento ma dilaga la polemica sullo stato della rete di distribuzione, in cattivo stato a causa dei mancati investimenti della società privata Thames Water. Le perdite stimate potrebbero riempire circa 300 piscine olimpiche ogni giorno e necessiterebbero un investimento annuale di oltre un miliardo di euro.

Il primo obiettivo della ripubblicizzazione è la «stabilizzazione» del prezzo dell’acqua, in aumento costante dal 2005. Per le multinazionali dell’acqua, l’impennata dei prezzi è dovuta all’inflazione, ma molti puntano invece il dito sulla sovrafatturazione attuata da Veolia o Suez, che incassano utili da record.

Secondo uno studio dell’associazione di consumatori Ufc-Que Choisir, realizzato nel 2006 e aggiornato nel 2007, il Sindacato delle Acque dell’Ile de France vince la palma della sovra-fatturazione, con un tasso di margine del 58,7 per cento, vengono poi Lione [47,8 per cento] e Reims [45,7 per cento]. «Questi risultati - si legge nel rapporto Ufc -Que Choisir - evidenziano gli strabilianti profitti realizzati da due imprese, Veolia e Suez, che si dividono l’essenziale del mercato, e testimoniano delle inefficienze del servizio». Gli agglomerati di Chambéry, Clermont-Ferrand, Annecy e Grenoble, dove l’acqua è gestita da aziende autonome municipali, «presentano invece prezzi fatturati abbastanza vicini al nostro calcolo di costo», afferma Ufc-Que Choisir, che consiglia ai sindaci di «considerare seriamente l’opportunità di un ritorno alla gestione pubblica».

Una tendenza che si osserva a livello globale, tanto che il Corporate europe observatory e il Transnational istitute, da tempo impegnati nelle lotte per i beni comuni, hanno lanciato un sito che segue passo per passo la riconquista dell’acqua:www.remunicipalisation.org presenta una cartografia mondiale dettagliata delle collettività che sono riuscite a bloccare la mercificazione dell’acqua. Secondo i promotori del sito, l’ondata di ripubblicizzazione è dovuta alla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dei servizi non è conveniente né per la rete idrica né per gli utenti. E ciò nonostante il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e l’Unione europea continuino a presentare la privatizzazione dell’acqua come una soluzione vincente.