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Fonte: radioamicizia.it

Sanremo: il 22 marzo sarà presentato un documentario sull’acqua potabile in provincia di Imperia

Sanremo: il 22 marzo sarà presentato un documentario sull’acqua potabile in provincia di Imperia

Il 22 Marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua, proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel lontano 1993, a Sanremo alle 21 presso la Federazione Operaia di via corradi 47, sarà presentato in anteprima al pubblico il film/documentario realizzato da Franco Revelli dal titolo “Acquanostra” di cui in questi giorni sta terminando il montaggio.

Il documentario si presta ad essere utilizzato per iniziative didattiche nelle scuole o per iniziative pubbliche diverse.

Copia del documentario, di cui sarà prevista una distribuzione gratuita può essere prenotata scrivendo a imperia@mail.cgil.it o telefonando al numero 0183.769921

Un documentario per conoscere e tutelare le nostre sorgenti

ACQUANOSTRA

L’acqua potabile nella Provincia di Imperia

Genere: Documentario

Anno: 2007

Durata: 45 min.

Produzione: CGIL Imperia – CGIL Filcem – Zemia film

Regia: Franco F. Revelli

Interviste a cura di: Enrico Revello – Franco F. Revelli

Riprese e fotografia: Franco F. Revelli

Montaggio: Cino Drago – Franco F. Revelli

Mixaggio audio: S.A.C. sound

Colonna Sonora originale: The white demo – HEATWAVE

Presentazione

Nel settembre del 2006 si è sparsa la notizia dell’imminente realizzazione di un discarica da 50.000 tonnellate presso l’abitato di Piena Alta nelle Alpi Marittime francesi. Tale progetto di discarica sembra procedere lentamente senza certezze né smentite. La CGIL di Imperia, in linea con la campagna nazionale “Portatori d’acqua”, ha deciso di sostenere la denuncia di Mauro Ferri, Assessore all’ambiente del comune di Olivetta S. Michele contro l’attuazione di tale progetto.

Nei mesi successivi è stato quindi prodotto un documentario il cui percorso è stato costruito per mostrare ai cittadini della Provincia di Imperia da dove arriva l’acqua che quotidianamente giunge nei rubinetti delle abitazioni. In sostanza, il reportage testimonia come ormai gran parte della Riviera dei fiori dipenda dallo sfruttamento delle acque sotterranee del fiume Roia. Si tratta di acque captate dalla centrale di Roverino a Ventimiglia realizzata ormai quasi trent’anni fa. La centrale sorge poco più a valle della confluenza Roia/Bevera e rimarrebbe esposta ad un serio rischio di inquinamento qualora fosse realizzato il progetto di discarica a monte del Bevera. Quest’oro blu del Roia giunge sino a Diano Marina attraverso 50 km di condotta, in parte sottomarina, e da un decennio ormai rappresenta l’unica risorsa idrica di elevata importanza su cui si fa affidamento tutto l’anno.

Allo stesso tempo durante la realizzazione del filmato è emerso chiaramente il progressivo lento abbandono delle sorgenti idriche di montagna. Il monumentale complesso delle sorgenti di Argallo così come gran parte degli altri gruppi di sorgenti montane presenti sul territorio, pur offrendo acqua purissima che può giungere naturalmente nelle città costiere, rappresentano solo una parziale integrazione del flusso idrico proveniente dal Roia. La continua espansione edilizia sulla costa, il progressivo abbandono del territorio montano e collinare, così come la scarsità di precipitazioni ed il verificarsi di forti piogge incontrollate, pongono sempre nuovi interrogativi sulla possibilità di sfruttamento delle riserve idriche della Provincia di Imperia. Tutte le aziende locali incaricate della captazione e della distribuzione dell’acqua hanno ormai impostato gran parte del sistema sullo sfruttamento delle falde sotterranee dei fiumi. Tale prospettiva comporta il dirottamento delle risorse finanziarie per coprire i costi di gestione di linee e centrali di pompaggio che devono spingere l’acqua a quote superiori; ciò sottrae continuamente finanziamenti utili per la manutenzione degli acquedotti di montagna.

La conclusione del nostro viaggio non poteva non fare cenno agli interrogativi che si pongono per il futuro delle risorse idriche della Provincia di Imperia. Lo sfruttamento delle falde dei principali torrenti e fiumi presenti sul territorio imporrà necessariamente un maggiore controllo sugli alvei al fine di impedire casi di grave inquinamento.

Al giorno d’oggi, il progetto per la creazione di una discarica a monte del Bevera rappresenta quindi il principale pericolo per l’oro blu del Roia. L’Acqua nostra appunto.