Forum Italiano dei movimenti per l'acqua

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Genova - Il Comune attui la delibera che vieta il distacco del servizio idrico

Comitato GenovaIl Comune attui la delibera n. 7 del 24 Gennaio 2017 che vieta il distacco della fornitura idrica e accerti le cause delle morosita’.

In questi giorni molti genovesi stanno ricevendo lettere da Iren Mercato in cui vengono informati che il loro condominio è in ritardo con i pagamenti delle bollette dell’acqua. Pertanto o si paga, entro quindici giorni, cifre molto consistenti, che arrivano a superare i 10.000 euro per condominio, oppure Iren sospenderà la fornitura d’acqua. Ciò significa che coloro che sono in regola con il pagamento, per continuare ad avere l’acqua dovranno accollarsi il debito degli utenti morosi.

E’ questo uno dei frutti avvelenati (non l’unico) della trasformazione dei servizi pubblici in aziende di diritto privato, orientate al profitto (non all’economicità, che è altra cosa). Orientate al profitto significa “alla spremitura a oltranza della popolazione”, che non può fare a meno del servizio e non può scegliere il fornitore, perciò deve pagare (se può) e tacere.

L’acqua (e i servizi fognari e di depurazione) è un bene indispensabile alla sopravvivenza. Va pagato, ma non può essere negato a nessuno.

Abbiamo condomini dove alcuni condomini non pagano la loro quota di consumo dell’acqua. Un servizio pubblico dovvrebbe prima di tutto accertare la causa del mancato pagamento, e se dovuto a una situazione di difficoltà economica aiutare il “moroso”, non tagliargli la fornitura.

In secondo luogo non è giusto che chi paga sia obbligato a pagare per i “morosi”. Il disagio economico così si allarga ad altre persone, senza alcuna loro colpa.

I gestori del servizio idrico, anche quando la maggioranza della proprietà sia in mani pubbliche, come nel caso di Iren, si comportano come una qualunque azienda privata: conta solo il profitto, i motivi delle morosità, e se nella famiglia vi sono minori o anziani non autosufficienti, non hanno nessuna rilevanza. I tre sindaci (di Genova, Torino, Reggio Emilia) che costituiscono il “comitato” che, secondo i patti parasociali, è titolato a prendere le decisioni più importanti, si comportano da azionisti privati, interessati solo al rendimento del proprio investimento, quando hanno a che fare con problemi sociali. Salvo poi, in altri contesti, a sfruttare per fini di potere la loro posizione di azionisti di riferimento di una società che fattura miliardi e impiega migliaia di dipendenti.

Ricordiamo che l’ONU ha proclamato l’acqua un “diritto umano universale”, e che la delibera di iniziativa popolare, approvata dal Consiglio Comunale il 24 gennaio 2017, aveva stabilito di proporre all’Ente di Governo del servizio idrico genovese che “sia vietato il distacco dell’acqua alle utenze domestiche, qualunque ne sia il motivo...”.

Gli italiani nel giugno 2011 hanno espresso la loro volontà che l’acqua sia un diritto, gestita dal pubblico. Una classe politica di destra e di sinistra ormai tutt’uno con il potere economico ha scientificamente impedito l’attuazione della volontà popolare espressa dal referendum e lavora assiduamente per consegnare tutti i servizi pubblici alla speculazione finanziaria. Ora nel mirino c’è AMIU. Il primo assalto, guidato dal sindaco “di sinistra” Marco Doria, è stato respinto. Solo la vigilanza della popolazione e dei lavoratori delle aziende può impedire che anche i rifiuti diventino una fonte di arricchimento per pochi “politici” e speculatori.

Genova, 24 febbraio 2018.

Comitato Genovese Acqua Bene Comune

 

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