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Da cittadini a cittadini

mercoledì 18 novembre 2009


Fonte: Il Giornale

L’acqua privata? disseterà tutti

di Nicola Porro

La sinistra grida allo scandalo, intanto 34 litri su 100 vengono sprecati

C’è una regoletta magica nella demagogia economica italiana: quando Codacons, Vendola e un pizzico di Di Pietro si mettono insieme a contestare un provvedimento, state certi che la parte giusta è un’altra. Non ne azzeccano una.

O forse è il contrario: cercano di azzeccarle tutte e a qualsiasi costo. Avete presente Tom Wolfe e quei deficienti di radical chic che lo scrittore magnificamente descriveva invitati ai cocktail di Leonard Bernstein negli anni 70. Ecco oggi abbiamo i Consumer chic: i loro salotti non sono più le penthouse di New York, ma la mail, i blog e il Parlamento con appendici televisive. Non ci sono più le pantere nere da idolatrare, ma i rappresentanti del Codacons e Nichi Vendola. Il pugno lo agita invece Di Pietro. L’ultima battaglia è quella contro il decreto Ronchi (in buona parte scritto anche dal ministro Fitto). Il decreto prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e tra questi un parziale ingresso dei privati anche nella distribuzione delle acque. Niente di meglio per i nostri paladini della giustizia.

«L’acqua è un diritto», e Vendola «La privatizzazione dell’acqua è una bestemmia contro Dio» e ancora il Codacons ha il sospetto che la manovra serva a «creare nuovi consigli di amministrazione nei quali papparsi qualche lauto stipendio». Papparsi? Bestemmie? Ma dove vivono questi signori? Vendola e il suo acquedotto pugliese, controllato dalla regione al 95 per cento, come pensa che funzioni? Lo sanno i nostri Consumer chic che in Italia grazie alla demenziale gestione pubblica dell’acqua disperdiamo 34 litri ogni cento distribuiti. Lo sanno questi signori che le tariffe dell`acqua sono diverse da paese a paese in virtù di ubbie localístíche.

A proposito la Puglia è tra i leader in questo spreco. E sono proprio bravi questi signori che tutelano questo nostro sacrosanto diritto.

Evviva il pubblico.

Quello che non paghiamo con le tariffe dell’acqua, lo pagano tutti i contribuenti con i quattrini con cui vengono finanziati questi carrozzoni pieni di consigli di amministrazione. Se lo ricorda Vendola, solo per citare un caso, dei derivati piazzati nel sinking fund (una sorta di fondo di ammortamento) piazzati da Merrill Lynch nel suo amato acquedotto pugliese.

A proposito destra e sinistra, poco cambia. Se c`è una cosa positiva del decreto Ronchi-Fitto è propria questa.

E’ un primo passo, è il primo mattoncino per slegare la politica dalla gestione dei nostri servizi pubblici. E il coro degli anti-Casta invece di plaudire che fa? Alza il sopracciglio.

Si potrebbe fare meglio? Si certo. Ma almeno questo governo fa. Valga anche per i riformisti del passato esecutivo Prodi. La signora Lanzillotta all’epoca alle prese con la medesima materia si trovò davanti all’opposizione della sua estrema sinistra e di una parte del centro destra, ma ora perché non si alza e parla? Certo il decreto è migliorabile, ma non è forse un passo avanti, signora ex ministro? Non val la pena gridare ad alta voce ai Vendola, ai Di Pietro, ai Codacons che hanno buon gioco ad agitare spettri, che la direzione semmai è quella di avere più privato e meno pubblico nelle cose dell’economia? La distinzione tra destra e sinistra oggi si misura solo e banalmente in ciò: la sinistra è alla disperata e continua ricerca della conservazione dell’esistente. La difesa è ovviamente più sofisticata. Si dice: le cose non funzionano perché ci sono le persone sbagliate. No, cari consumer chic, non sono le persone che gestiscono il pubblico ad essere sbagliate, ma il vostro cappello politico incapace di fare scelte anche impopolari.

Lo stesso caro Vendola che le fece demagogicamente recuperare qualche voto in Puglia proprio contro il presidente uscente Fitto contestandogli le razionalizzazioni che stava facendo nella sanità e negli ospedali pugliesi.

E ora caro Vendola è vittima di se stesso e si trova con un buco della sanità che fa paura. E le persone? Beh quelle che ha scelto lei sono tutte in ampie discussioni, diciamo così, con i magistrati.

Il solito riflesso condizionato: niente privatizzazioni e scelta di personale seria, all’altezza. Con il risultato finale che la regionalizzazione porta a buchi che pagheremo e le persone serie sono ad un passo dalla galera.

Altro che criticare il Decreto Ronchi per la privatizzazione dell’acqua: semmai si sta facendo ancora troppo poco per sganciare i beni pubblici dalla gestione pubblica.

STRANEZZE

In Italia ogni cento litri d`acqua ne sprechiamo 34. Ma nessuno si lamenta

DEMAGOGIA

Vendola s’indigna ma la Puglia è tra le regioni che usa peggio le sue risorse -

LA DIFFERENZA TRA CHI FA E CHI PARLA

L’acqua privata riuscirà a dissetare tutti. La sinistra insorge contro il decreto Ronchi che dà la possibilità di aprire alle imprese la gestione di alcuni settori pubblici, compresa la distribuzione idrica. Ma non capiscono che questo è solo il primo passo per far funzionare bene i servizi ai cittadini.

Lo scorso anno sono stati consumati ben 12,4 miliardi di litri di acqua in bottiglia, pagandola anche mille volte di più di quella del rubinetto

Con 196 litri pro-capite all’anno l’italia è il primo Paese in Europa per consumo di acque in bottiglia e il terzo al mondo, dopo Emirati Arabi e Messico

Ogni anno gli italiani utilizzano circa 6 miliardi di bottiglie di plastica, la cui produzione implica il consumo di 480 mila tonnellate di petrolio

Quello dell`acqua minerale è un mercato molto remunerativo, se si considera che un litro di acqua in bottiglia costa circa quanto loop litri di acqua dei rubinetto

Un business enorme:

154 miliardi di litril annui sul pianeta e oltre cento miliardi di dollari spesi all’anno in acqua minerale

TEORIE DIVERSE

Alcuni bevono solo minerale, altri dicono che quella del rubinetto è ok e c’è anche chi riempie le bottiglie alla fonte

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Il Giornale

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